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Considerazioni e note metriche

    • prima sestina della storia della letteratura => imitazione dantesca su più livelli e nascita del genere (prima è solo un particolare tipo di canzone provenzale in coblas capcaudadas) => sestine imitabili di Petrarca
    • un eptasillabo femminile e cinque decasillabi femminili
    • permutazione centripeta / retrogradatio cruciata => lo schema 6-1 / 5-2 / 4-3 richiama la perfezione divina e la struttura di un dado a sei facce; rapporti fonosimbolici tra le parole accoppiate, che compaiono insieme anche nella tornada
    • struttura circolare interrotta prima della reinizializzazione del ciclo; caso particolare in cui il numero dei versi e delle strofe è lo stesso
    • secondo Istvan Frank non c'è verso senza rima né rima senza verso nella poesia provenzale

Testo originale

    Lo ferm voler q'el cor m'intra
    no'm pot ges becs escoissendre ni ongla
    de lauzengier qui pert per mal dir s'arma;
    e pus no l'aus batr'ab ram ni verja,
    sivals a frau, lai on non aurai oncle,
    jauzirai joi, en vergier o dins cambra.

    Quan mi sove de la cambra
    on a mon dan sai que nulhs om non intra
    (ans me son tug plus que fraire ni oncle)
    non ai membre no'm fremisca, neis l'ongla,
    aissi cum fai l'enfas devant la verja:
    tal paor ai no'l sia prop de l'arma.

    Del cors li fos, non de l'arma,
    e cossentis m'a celat dins sa cambra,
    que plus mi nafra'l cor que colp de verja
    qu'ar lo sieus sers lai ont ilh es non intra:
    de lieis serai aisi cum carn e ongla
    e non creirai castic d'amic ni d'oncle.

    Anc la seror de mon oncle
    non amei plus ni tan, per aquest'arma,
    qu'aitan vezis cum es lo detz de l'ongla,
    s'a lieis plagues, volgr'esser de sa cambra:
    de me pot far l'amors qu'ins el cor m'intra
    miels a son vol c'o fortz de frevol verja.

    Pus floric la seca verja
    ni de d'Adam foron nebot e oncle
    tan fin'amors cum selha qu'el cor m'intra
    non cug fos anc en cors no neis en arma:
    on qu'eu estei, fors en plan o dins cambra,
    mos cors no's part de lieis tan cum ten l'ongla.

    Aissi s'empren e s'enongla
    mos cors en lieis cum l'escors'en la verja,
    qu'ilh m'es de joi tors e palais e cambra;
    e non am tan paren, fraire ni oncle,
    qu'en Paradis n'aura doble joi m'arma,
    si ja nulhs hom per ben amar lai intra.

    Arnaut tramet son chantar d'ongl'e d'oncle
    a Grant Desiei, qui de sa verj'a l'arma,
    son cledisat qu'apres dins cambra intra.

Traduzione

    Il fermo volere che mi entra in cuore
    non può spezzare becco né unghia
    di un invidioso che perde la propria anima per dire male;
    poiché non oso batterlo con un ramo né con una verga,
    almeno furtivamente, là dove non avrò zio,
    godrò gioia, nel giardino o nella camera.

    Quando mi sovviene la camera
    dove a mio danno so che nessuno entra
    - anzi mi sono tutti più che fratello o zio -
    non ho membro che non frema, nemmeno l'unghia,
    così come fa il bambino davanti alla verga:
    tanta paura ho di non esserle vicino all'anima.

    Potessi esserle [vicino] al corpo, non all'anima,
    e mi ammettesse nella sua camera, di nascosto,
    perché mi ferisce il cuore più che colpo di verga
    perché ora il suo servo non entra dove lei è:
    di lei sarò come la carne e l'unghia
    e non crederò al monito dell'amico né dello zio.

    Anche la sorella di mio zio
    non amai più né tanto, per quest'anima,
    che tanto vicino come è il dito all'unghia,
    se a lei piace, vorrei essere alla sua camera:
    l'amore che mi entra nel cuore di me può fare
    meglio col suo volere che un [uomo] forte con una fragile verga.

    Da quando fiorì la secca verga
    e da Adamo nacquero nipote e zio
    un amore tanto raffinato come quello che mi entra nel cuore
    non penso fosse mai in cuore/corpo e nemmeno in anima:
    dovunque io sia, fuori all'aperto o nella camera,
    il mio cuore non si allontana da lei più di un'unghia.

    Così si afferra e si inunghia
    in lei il mio cuore come la scorza nella verga,
    poiché lei è per me torre e palazzo e camera di gioia;
    e non amo tanto genitore, fratello o zio,
    che in Paradiso ne avrà doppia gioia la mia anima
    se qualcuno entra là per il bene amare.

    Arnaut invia il suo canto d'unghia e di zio
    a Gran Desiderio, che della sua verga ha l'anima,
    il suo cledisat che, appreso, entra nella camera.